Tre domande sulla cifosi

In questo articolo vogliamo approfondire le 3 domande sulla cifosi che ci vengono rivolte più spesso.

La prima: cos’è la cifosi?

La colonna vertebrale è formata da 33 vertebre così distribuite:

  • 7 cervicali,
  • 12 dorsali,
  • 5 lombari
  • 5 calcificate sacrali,
  • 4 calcificate coccigee.

Vista sul piano sagittale la colonna è curvilinea, alterna un tratto in lordosi e uno in cifosi. Quest’ultima ha la convessità posteriore, mentre la lordosi ha la convessità anteriore. L’alternarsi delle due curve permette alla colonna di sostenere meglio il peso del capo e degli arti e dona flessibilità ed armonia ai movimenti del tronco.

La zona cervicale è in lordosi, quella dorsale in cifosi, la zona lombare riprende la lordosi mentre quella sacro-coccigea è in cifosi. Ogni tratto ha la sua mobilità e la zona dorsale, a causa delle caratteristiche anatomiche delle vertebre e al fatto che s’articola con la gabbia toracica, è molto stabile. Per questo motivo è il segmento della colonna che tende ad “irrigidirsi” se non facciamo movimento, per esempio stando a lungo in posizione seduta.

Seconda domanda: qual’è la differenza tra ipercifosi e atteggiamento cifotico?

L’ipercifosi o dorso curvo è una problematica correlata alla crescita ossea vertebrale, le vertebre dorsali tendono a perdere le loro caratteristiche morfologiche; in particolare il corpo vertebrale perde la sua forma a “cubetto” e s’assottiglia anteriormente assumendo la tipica forma a cuneo.

Ne è esempio la malattia di Scheurmann: problematica dell’età evolutiva, interessa maggiormente i maschi in adolescenza, ed è caratterizzata da ipercifosi dovuta ad un processo d’osteocondrosi dei corpi vertebrali. Per confermare la diagnosi è necessaria una radiografia laterale della colonna che evidenzi un incuneamento anteriore uguale o maggiore di 5° di tre o più corpi vertebrali consecutivi.

Anche le donne in menopausa possono soffrire di dorso curvo: i cambiamenti ormonali insieme ad alcuni fattori di rischio, come il fumo o l’assunzione di farmaci cortisonici, influenzano il metabolismo osseo portando il corpo vertebrale ad assottigliarsi e, in alcuni casi, ad assumere la forma a cuneo tipica dell’ipercifosi.

I sintomi sono molto variabili, possono essere completamente assenti oppure ci sono dolore e rigidità a livello della colonna vertebrale dorsale e, abbastanza tipico, la tendenza al facile affaticamento.

L’atteggiamento cifotico è invece un atteggiamento posturale. Il test clinico per differenziarlo dal dorso curvo è la possibilità di raddrizzare il tratto dorsale attivamente: se la colonna, grazie alla contrazione dei muscoli paravertebrali, viene riportata in estensione, siamo di fronte ad un atteggiamento cifotico; se questo movimento è molto limitato o addirittura impossibile siamo di fronte ad un’ipercifosi.

Le attività che svolgiamo e le posture mantenute a lungo influenzano l’atteggiamento della colonna vertebrale.

Terza domanda: cosa posso fare per la mia cifosi?

Per rispondere a questa domanda vi raccontiamo la storia di Anna, 65 anni, che da molto tempo soffriva di dolore toracico; soprattutto quando manteneva a lungo una posizione, sia da seduta durante il lavoro a maglia o mentre leggeva, ma anche durante il cammino, se il tempo della camminata superava la mezz’ora.

Il dolore era definito da Anna come una morsa stringente nella zona scapolare, centrale ma più intenso a sinistra. Durante l’esame fisico abbiamo verificato la presenza di dorso curvo e notato che il braccio sinistro aveva difficoltà nei movimenti attivi, specialmente nell’elevazione anteriore; difficoltà confermata anche da Anna, la quale non aveva mai pensato che il dolore dorsale e la debolezza del braccio sinistro potessero avere una correlazione.

Abbiamo impostato un percorso terapeutico composto da 3 sedute di terapia manuale e tecarterapia per recuperare la mobilità del rachide dorsale e per ridurre il dolore; seguite da 3 sedute d’esercizio terapeutico e consigli d’ergonomia per recuperare la funzionalità del braccio sinistro e per avere degli strumenti d’auto-gestione della propria schiena. Al termine di queste sedute il dolore era scomparso e il braccio sinistro forza e mobilità e, cosa molto importante, Anna aveva maggiore consapevolezza della sua schiena e aveva imparato come mobilizzare la colonna dorsale in autonomia con dei semplici esercizi.

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