Le onde d'urto, come si utilizzano in fisioterapia

Le onde d’urto, conosciute comunemente per l’utilizzo in campo urologico nella litotrissia dei calcoli renali, sono ormai normalmente impiegate anche in campo ortopedico riabilitativo.

Cosa sono le onde d’urto?

Dal punto di vista fisico le onde d’urto rientrano nel campo delle onde acustiche, questo ha portato spesso ad accostarle erroneamente agli ultrasuoni, mentre esistono differenze enormi tra le due metodologie.

L’ampiezza delle due onde non è nemmeno paragonabile, ad esempio la “potenza” dell’onda d’urto permette, come noto, di “frantumare” i calcoli renali; anche nella pratica clinica i campi di applicazione e gli effetti biologici provocati dal trattamento con onde d’urto extracorporee sono profondamente diversi. Vengono comunemente impiegate diverse tecnologie in grado di erogare “onde d’urto”, attraverso generatori elettroidraulici, piezoelettrici, elettromeccanici e balistici.

La differenza fondamentale tra questi generatori è rappresentata dalla modalità di erogazione dell’onda:

  • radiale o non focalizzata (sistema balistico),
  • focalizzata (tutti gli altri tipi di generatore).

A cosa servono le onde d’urto

Di seguito sono elencate alcune indicazioni all’impiego della terapia con onde d’urto in Fisioterapia, la cui efficacia e sicurezza è testimoniata dai numerosi studi presenti nella letteratura scientifica internazionale[2]:

  • Epicondiliti
  • Tendinopatie della spalla calcifiche e non
  • Tendinopatia degli adduttori
  • Tendinopatie del ginocchio
  • Tendinopatia dell’achilleo
  • Sindromi dolorose croniche cervicali e lombari  
  • Sindromi pseudoradicolari
  • Borsiti croniche
  • Contratture muscolari
  • Sindrome dolorosa del grande trocantere
  • Sindrome da stress della tibia
  • Spina calcaneare
  • Metatarsalgia da sovraccarico
  • Ritardi di consolidazione e pseudoartrosi
  • Osteonecrosi in fase precoce

Meccanismi di azione dell’onda d’urto

Le onde d’urto quando attraversano un fluido generano delle differenze pressorie responsabili della formazione di bolle di gas che, colpite da una successiva onda d’urto, vengono deformate fino alla loro implosione (cavitazione). Questo fenomeno potenzia ulteriormente l’effetto meccanico dell’onda d’urto provocando effetti diretti ed indiretti a carico delle membrane cellulari, la cui entità è in funzione soprattutto del flusso di densità di energia erogata. Per quanto riguarda la risposta vascolare è possibile evidenziare una risposta immediata legata a fenomeni di simpaticoplegia temporanea indotta sulle terminazioni nervose simpatiche con conseguente apertura del letto capillare (effetto ”wash out”).

A questa risposta ne segue a distanza di alcuni giorni una seconda legata all’incremento del numero dei capillari (neoangiogenesi). La risposta antinfiammatoria osservabile è legata all’intenso lavaggio tissutale che causa l’allontanamento delle molecole ad attività chinino ed istamino-simili presenti nella sede della flogosi, ma attraverso il blocco della secrezione della sostanza P, secreta dalle fibre nervose di tipo C e responsabile della cosiddetta “infiammazione neurogena”.

Complicanze e controindicazioni dell’onda d’urto

E’ possibile una occasionale comparsa di un piccolo transitorio arrossamento cutaneo, legato all’azione diretta sul circolo sanguigno presente nella zona ed un aumento transitorio del dolore, che recede dopo alcune ore.

Secondo le linee guida della Iternational Society of Musculoskeletal Shockwave Therapy (ISMST) le controindicazioni all’impiego delle onde d’urto focali sono: gravidanza, presenza di tumori e/o cartilagine di accrescimento nella sede da trattare, gravi coagulopatie e/o terapie con anticoagulanti maggiori. Per le onde d’urto radiali le uniche controindicazioni sono rappresentate dalla gravidanza e dalla presenza di tumori nella sede da trattare.

Per approfondire e comprendere l’utilizzo delle onde d’urto clicca qui…https://www.fisioterapiaitalia.com/blog/le-onde-durto-extracorporee-in-terapia-fisica-strumentale/

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